LA BIOETICA E I SUOI CAMPI D'AZIONE

 

 

Prima di addentrarsi nei campi specifici, è necessario spiegare meglio o tentare di definire la Bioetica e i suoi campi d’azione.

Anzitutto tale termine, dall’etimologia greca bios=vita e ethos=etica, ossia etica della vita, fa la sua prima comparsa nel 1970 in uno scritto dell’oncologo americano Van Rensselaer Potter, il quale vede questa nuova disciplina come il possibile anello di congiunzione tra le conoscenze scientifiche e umanistiche, tra il progresso e la società, e, in definitiva, tra il passato e il futuro dell’umanità. Non a caso infatti il suo saggio del 1971 è intitolato “Bioetica: un ponte verso il futuro”.

E infatti dal 1970 a oggi è emerso sempre più come una seria riflessione sulla scienza e sul suo destino sia opportuna: se la conoscenza aumenta, se la ricerca incalza, se, ancora, il desiderio di superarsi e di indagare l’inesplorato non si è affievolito, ma, com’è nell’essenza umana stessa, cresce, si autoalimenta, restando imperituro, una costante riflessione filosofica o, se si preferisce, etica, appare la necessaria compagna di un progresso che nel XXI secolo sembra, talvolta, travolgere l’uomo. In più occasioni, infatti, giorno dopo giorno, ci si pone innanzi il pericolo, o almeno la paura, che la scienza possa superare l’uomo, che si possa oltrepassare una soglia che ancora mantiene in vita l’umanità e in equilibrio il mondo: sia che si parli di questioni etiche quali il significato intrinseco di “vita”, sia che si tratti di un nuovo futuro per la robotica all’interno della vita umana, sia che si ponga il problema sempre più urgente  del futuro ambientale del mondo, bisogna ritrovare una deontologia che ci ricordi la natura ontologica dell’uomo.

Se dunque la scienza si trova di fronte a innumerevoli bivi, se il sapere è costantemente latore di scelte da compiere, la Bioetica, fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco delle posizioni, appare come l’insostituibile disciplina complementare della scienza, per una valutazione consapevole delle strade da intraprendere.

 

 

 

 

La “Settimana della Salute”  organizzata dalla USL 3 di Catania in collaborazione con l’ AIES, svoltasi lo scorso ottobre alle Ciminiere, ha voluto dedicare uno spazio alla bioetica, mettendo in relazione questo tema, di notevole attualità, con alcune tematiche riguardanti l’educazione alla salute.

Questo evento ha posto la bioetica al centro di una riflessione: come possa divenire il punto d’incontro di una vasta gamma di studi e ricerche settorializzate riguardanti la salute e produrre una informazione corretta, incisiva e pertinente riguardo la sperimentazione dei farmaci, la formazione professionale, la medicina integrata, i trapianti, la medicina di base.

La bioetica, inserita  all’interno di queste tematiche, ha fornito l’occasione di meditare, oltre che sulla correttezza metodologica e scientifica dei vari argomenti, anche sulla necessità di considerare l’uomo nella sua complessità e unità, in armonia con tutto ciò che lo circonda.

 

Ne sono scaturiti i seguenti punti di riflessione, che si spera diano il via ad un dialogo aperto per coloro i quali sentono l’esigenza di verificare, approfondire e confrontarsi su questi argomenti:

 

·     come la ricerca medica possa trovare nella bioetica un senso del limite che regolamenti l’opportunità di porsi degli obiettivi concreti e rispettosi della persona. Ciò che oggi appare come la realizzazione di un sogno umano ed un dono filantropico della scienza all’uomo, potrebbe rivelarsi come un danno per l’umanità.

 

·     come la formazione del medico debba tener conto di due fattori importanti: la necessità di arricchire costantemente le conoscenze e la responsabilità nei confronti di chi si trova in una condizione di bisogno;

 

·     come la medicina integrata possa rappresentare una ricerca di unitarietà. In una nuova visione del concetto di salute e di malattia, la concezione dell’uomo come “intero”;

 

·     la problematica dei trapianti d’organo come conflitto tra aiuto e infallibilità;

 

·     la medicina di base intesa come “prendersi cura” della salute di una persona. Ritornando all’insegnamento ippocratico, guardare al medico e al paziente come due figure complementari, alla malattia come percorso, non solo come evento accidentale, che ha come fine la salute e la comprensione della stessa in senso più ampio;

 

·     la diffusione del principio di responsabilità. Bisogna prendere coscienza  del fatto che un nuovo genere di umiltà è oggi altrettanto necessario: un’umiltà indotta non dalla limitatezza, bensì dalla grandezza e dalla pericolosità del nostro potere, che rende il senso del limite sempre più precario. Come suggerisce Jonas l’imperativo adeguato dovrebbe essere “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”.

 

 

 

Questi punti rappresentano solo degli input da cui fare scaturire riflessioni e dibattiti. Pertanto chiunque fosse interessato a intervenire sui suddetti temi, può scrivere il proprio commento sul sito dell’AIES Sicilia (segreteria@aies.org)moderatori, Gabriella Napoli e Giorgia Cappuccio .